Nelle letture di oggi sentiamo parlare del peccato della presunzione e dell’autogiustizia, due peccati che nascono, in fondo, dalla superbia. Se facciamo un vero esame di coscienza, sotto tanti dei nostri peccati troveremo quasi sempre un po’ di orgoglio nascosto.
Il tempo di Quaresima ci offre proprio questo cammino: accogliere le occasioni che Dio ci manda per esercitare l’umiltà. L’umiltà abbatte i muri tra di noi; la superbia invece li innalza, indurisce il cuore, ci rende impazienti e meno capaci di perdonare e di venirci incontro come fratelli e sorelle.
Gesù racconta la parabola del fariseo e del pubblicano a quelli che si ritenevano giusti e disprezzavano gli altri. Il fariseo prega in realtà se stesso, elencando i propri meriti; il pubblicano invece sta a distanza, non osa alzare gli occhi al cielo, si batte il petto e dice con sincerità: “O Dio, abbi pietà di me peccatore” (Luca 18,13).
Alla fine Gesù ci lascia una verità decisiva: “Chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato” (Luca 18,14). In questa Quaresima chiediamo la grazia di riconoscere le nostre mancanze e di fare davvero qualcosa al riguardo, abbracciando sempre più l’umiltà nella nostra vita. Amen.
Add comment
Comments