Nel contemplare le letture della quinta domenica di Pasqua, emerge un tema comune: quando la vita diventa difficile e attraversiamo momenti di smarrimento e amarezza, siamo chiamati ad appoggiarci al Signore, a Gesù, che ha sofferto prima di noi e conosce il dolore del rifiuto e dell’abbandono. Eppure, il Risorto non risponde con ira, ma con pace, offrendo a tutti noi la sua misericordia anche quando vacilliamo nella fede.
Egli ci ricorda che, come Pietro, possiamo cadere, ma siamo chiamati a rialzarci per rafforzare i nostri fratelli. Così anche nella prima lettura, la Chiesa nascente affronta una difficoltà concreta: l’ingiustizia verso le vedove elleniste. Gli apostoli si fermano, ascoltano e intervengono con carità e giustizia. Da questo nasce una crescita nella fede: la comunità si rafforza quando vive l’amore concreto.
San Pietro ci invita poi a riconoscere Cristo come la pietra scartata ma scelta da Dio, e a diventare anche noi “pietre vive”, costruendo insieme una casa spirituale. Siamo chiamati a vivere nella verità di Dio, che unisce e dà senso alla nostra vita, anche se spesso questa verità può essere rifiutata o diventare motivo di scandalo.
Nel Vangelo, Gesù consola i discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore” e rivela di essere “la via, la verità e la vita”. Egli è l’immagine visibile del Padre e ci apre la strada verso di Lui. Perciò, fratelli e sorelle, tendiamo alla visione beatifica, al giorno in cui contempleremo il volto di Dio, preparato per noi in Cristo, nostro Signore.
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