Nelle letture di oggi vediamo i doni splendidi che Gesù offre a tutti coloro che ama, cioè a ciascuno di noi. Egli ci ama personalmente, come se fossimo gli unici, eppure ama tutti con lo stesso amore infinito.
Negli Atti degli Apostoli, Pietro e Giovanni salgono al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio, l’ora nona, legata al sacrificio quotidiano. Questa preghiera era inserita nella vita liturgica d’Israele: i sacerdoti offrivano il sacrificio e l’incenso, mentre il popolo pregava nei cortili con salmi e preghiere personali. Anche noi siamo chiamati a vivere con fedeltà e disciplina questi momenti di preghiera.
All’ingresso del tempio, presso la Porta Bella, incontrano un uomo storpio fin dalla nascita. Proprio lì, dove tutto appare splendido, si manifesta la sua miseria. Ma Pietro gli dona qualcosa di più grande dell’oro e dell’argento: nel nome di Gesù lo guarisce. Così quell’uomo entra nel tempio camminando e lodando Dio. La vera bellezza non è nella porta, ma nella salvezza che introduce.
Nel Vangelo, i discepoli di Emmaus non riconoscono Gesù risorto mentre cammina con loro. Anche noi spesso siamo lenti a credere, eppure il Signore ci accompagna con pazienza e ci istruisce. Egli ci invita ad entrare attraverso di Lui, la vera porta della vita. Entrando in Cristo, troviamo la salvezza e siamo inviati di nuovo nel mondo con cuore rinnovato.
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