Nel Vangelo di oggi vediamo una fede messa alla prova: una fede che vacilla e fatica. Anche gli Apostoli, pur avendo vissuto con Gesù e visto i suoi miracoli, non credono subito alla risurrezione. “Quando udirono che era vivo ed era stato visto da lei, non credettero” (Mc 16,11). Questo ci sorprende e ci consola allo stesso tempo.
La loro difficoltà nasce dal fatto che non si aspettavano una risurrezione immediata. Per loro, come per Marta, la risurrezione era un evento futuro: “So che risorgerà nell’ultimo giorno” (Gv 11,24). Inoltre, la croce li aveva scandalizzati: “maledetto chi pende dal legno” (Dt 21,23). Il dolore, la paura e la confusione avevano oscurato la loro fede.
C’era anche la paura: si erano chiusi nel cenacolo, temendo per la loro vita. E non si fidavano delle testimonianze, né di Maria Maddalena né dei discepoli di Emmaus. Questo mostra che non erano ingenui, ma uomini segnati da dubbi reali.
Infine, la fede è dono della grazia, non solo risultato di prove. Anche davanti ai segni più grandi, l’uomo resta libero di credere o no. Per questo la preghiera è essenziale: ci apre alla grazia di Dio. Con Maria, che è rimasta fedele sotto la croce, chiediamo di riconoscere Cristo risorto nella nostra vita e di credere con cuore saldo.
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