La Chiesa oggi unisce due letture profondamente collegate: una dagli Atti degli Apostoli e l’altra dal Vangelo di Giovanni, dove Gesù continua il discorso eucaristico. Egli non attenua le sue parole, ma le rende ancora più forti: bisogna mangiare la sua carne e bere il suo sangue per avere la vita. Questo linguaggio era sconvolgente per i Giudei, che consideravano il sangue sacro e intoccabile.
Gesù però non parla in senso grossolano o materiale, ma indica una realtà sacramentale profonda. Egli è il pane della vita e si dona realmente nell’Eucaristia. Riceverlo significa accogliere la sua vita dentro di noi, lasciando che il suo Spirito trasformi il nostro modo di pensare e di agire.
Per questo la Comunione non può essere ricevuta in modo superficiale o indegno. Come insegna San Paolo, chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore mangia e beve la propria condanna. Ricevere Cristo significa vivere come Lui: nell’amore, nella misericordia, nella purezza e nella carità verso tutti, anche verso i nemici.
Infine, la conversione di Paolo ci mostra cosa significa lasciare che Cristo viva in noi. Da persecutore diventa apostolo, fino a poter dire: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questo è anche il nostro cammino: crescere ogni giorno nell’unione con Cristo, con umiltà e preghiera.
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