16ª settimana del tempo ordinario C – Giovedì – San Charbel Makhlūf – Memoria facoltativa

Published on 23 July 2025 at 13:00

Cari fratelli e sorelle in Cristo, la pace sia con voi. Oggi la Chiesa ci invita a contemplare la vita di San Charbel Makhlūf, un santo silenzioso e nascosto proveniente dalle montagne del Libano. Ha vissuto una vita di tale umiltà, silenzio e devozione che anche nella morte Dio ha scelto di rivelare la sua santità al mondo. La sua storia è semplice e sorprendente allo stesso tempo.

Sharbel nacque nel 1828 in un remoto villaggio libanese e fin da piccolo fu attratto dalla preghiera e dalla solitudine. A 23 anni entrò nella vita monastica e in seguito divenne sacerdote della Chiesa maronita, una delle Chiese cattoliche orientali in piena comunione con il Papa e la Chiesa universale. La Chiesa maronita affonda le sue radici nei primi cristiani del Libano e della Siria, plasmati dalla tradizione monastica di San Marone, un eremita del IV secolo. Pur essendo pienamente cattolici, i maroniti conservano la propria liturgia, i propri costumi spirituali e le proprie tradizioni linguistiche, tra cui il siriaco e l'arabo, pur condividendo gli stessi sacramenti e la stessa fede che professiamo.

La vita di San Charbel rifletteva il meglio di quel ricco patrimonio spirituale. Negli ultimi 23 anni della sua vita, visse come eremita, dedicandosi interamente alla preghiera, al silenzio e all'Eucaristia. Abitava in una piccola cella di pietra vicino al monastero di San Marone ad Annaya. Le sue giornate erano scandite dal lavoro manuale, dal digiuno e da una profonda unione interiore con Cristo.

La sua vita ci ricorda la lettura odierna dal Siracide, che ci dice: «Più sei grande, più devi umiliarti, e troverai favore presso Dio».

Sharbel fece proprio questo. Non aveva fama pubblica, né grandi seguaci, né beni terreni. Come San Pietro nel Vangelo di oggi, poteva dire onestamente: «Abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». E proprio come Gesù aveva promesso, ricevette il centuplo e ereditò la vita eterna.

Ma ancora più straordinario è ciò che accadde dopo la sua morte, nel 1898. Strane luci furono viste sopra la sua tomba. Quando i monaci aprirono la tomba, trovarono il suo corpo incorrotto, flessibile, umido ed emettente un fluido misterioso, nonostante non fosse stato imbalsamato e le condizioni di sepoltura fossero state difficili. Nel corso del tempo, migliaia di guarigioni e miracoli sono stati segnalati in tutto il mondo per sua intercessione, alcuni documentati dal punto di vista medico e completamente inspiegabili.

Sharbel non è stato semplicemente sepolto su una montagna: ha vissuto sulla montagna della presenza di Dio. In silenzio, in umiltà e in amore. La sua vita è una bellissima realizzazione della Beatitudine che abbiamo ascoltato prima del Vangelo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli». Cosa ci insegna oggi San Sharbel? In un mondo ossessionato dalla visibilità, ci ricorda il potere della fedeltà nascosta. In una cultura che insegue il comfort, ci mostra la pace che si trova nel sacrificio e nella semplicità. E in un'epoca piena di rumore, ci mostra che il silenzio con Dio non è vuoto, ma pieno.

Rivolgiamoci oggi a San Charbel e chiediamo le sue preghiere: per la guarigione spirituale, emotiva e fisica; per la pace in Libano, in Medio Oriente e nelle nostre famiglie; per un rinnovamento della santità nella Chiesa; e per la grazia di cercare Dio più profondamente nel silenzio dei nostri cuori.

San Charbel Makhlūf, fedele figlio della Chiesa maronita, umile sacerdote ed eremita, prega per noi. Che possiamo seguire il tuo esempio e così un giorno entrare nel paradiso eterno per stare con Dio per sempre.

Amen.


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