Nella prima lettura continuiamo la storia del profeta Samuele, preceduta dalla sofferenza di sua madre Anna, che doveva sopportare le provocazioni di Peninna. Anna era sterile, ma non perse la fiducia nel Signore: pregò con perseveranza e offrì il figlio che Dio le avrebbe concesso al suo servizio. Il Signore ascoltò il suo grido e fece di Samuele il primo profeta d’Israele. Nel racconto di oggi, Samuele dorme vicino all’Arca dell’Alleanza, il luogo della presenza di Dio, e sente una voce che inizialmente non riconosce. Crede che sia il sacerdote Eli a chiamarlo, ma in realtà è il Signore che si rivolge a lui (cf. 1 Sam 3,1–10).
Questo episodio è molto significativo per noi oggi. Come Dio parlava dal luogo della sua presenza nell’Arca, così continua a parlare dal Tabernacolo nelle nostre chiese, dove Gesù è realmente presente nel Santissimo Sacramento. Se allora Dio era presente spiritualmente, oggi Egli è presente in modo reale e sacramentale: Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Cristo. Come Samuele, anche noi abbiamo bisogno di imparare a riconoscere la voce del Signore, e spesso questo avviene grazie all’aiuto di altri, come Eli aiutò Samuele. L’accompagnamento spirituale ci aiuta a discernere come Dio parla attraverso la Scrittura, la preghiera, gli eventi della vita e le persone che incontriamo.
Nel Vangelo vediamo Gesù che, dopo aver chiamato i primi apostoli e aver compiuto guarigioni, si alza prima dell’alba per ritirarsi in un luogo solitario a pregare (cf. Mc 1,35). La preghiera è la sorgente della sua missione, ed è anche la sorgente della nostra. Quando i discepoli lo cercano, Gesù ricorda che è venuto per annunciare il Regno di Dio e portare la Buona Notizia a tutti. Anche noi, già cittadini del Regno attraverso la Chiesa, siamo chiamati a vivere questa missione ogni giorno, lasciandoci guidare dalla preghiera e dalla grazia di Dio. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
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