Nelle letture di oggi, mentre ci avviciniamo al tempo di Quaresima, siamo invitati a guardare interiormente alla nostra vita spirituale e allo stato della nostra anima per avvicinarci al Signore e correggere ciò che deve essere raddrizzato. L’epistola di san Giacomo ci ricorda: «Beato l’uomo che resiste alla tentazione» (Gc 1,12). La tentazione non è qualcosa di anormale, ma accompagna costantemente la nostra natura ferita dal peccato. Essa può provenire dal mondo, che distorce i beni creati da Dio, oppure dalla nostra concupiscenza, quando prendiamo realtà buone — come il denaro, la sessualità o il cibo — fuori dal loro contesto originario voluto da Dio.
Il Signore stesso insegna che «nulla che entra nell’uomo può renderlo impuro; ma ciò che esce dall’uomo» (Mc 7,15) è ciò che lo contamina, perché nasce dal cuore umano. Anche il maligno contribuisce a questa lotta interiore, cercando di separarci da Dio con tentazioni sottili. Per questo Gesù ammonisce i suoi discepoli: «Guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode» (Mc 8,15), indicando quelle influenze che crescono lentamente nell’anima e che, se non controllate, possono condurre alla corruzione spirituale.
Entrando nel tempo di Quaresima, siamo chiamati a combattere queste tentazioni rimanendo uniti al Padre, come fece Cristo stesso nella preghiera. La vigilanza spirituale, la vita sacramentale e la devozione alla Vergine Maria, specialmente mediante il Santo Rosario, ci aiutano a rimanere saldamente radicati in Dio, affinché possiamo affrontare con perseveranza ogni prova e crescere nella santità giorno dopo giorno.
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