Nelle letture di oggi emerge chiaramente la delusione di Dio, una delusione che però non sfocia mai nella mancanza di misericordia. Nel primo libro di Samuele vediamo Israele sconfitto dai Filistei e incapace di leggere spiritualmente la propria sconfitta. Invece di convertirsi, gli anziani decidono di portare l’Arca dell’Alleanza in battaglia come se fosse un amuleto, dimenticando che Dio aveva promesso la Sua protezione solo nella fedeltà. Paradossalmente, sono i Filistei a mostrare più timore e rispetto per il Dio di Israele. La conseguenza è tragica: una nuova sconfitta, migliaia di morti e persino la cattura dell’Arca. Dio permette tutto questo per mostrare quanto detesti la superficialità religiosa, l’indifferenza al peccato e una fede ridotta a superstizione.
Questa pagina ci interroga profondamente: come trattiamo Dio nella nostra vita? Lo consideriamo una persona da amare o un mezzo da usare nei momenti difficili? Nel Vangelo, il lebbroso si avvicina a Gesù chiedendo soltanto la guarigione, senza cercare una relazione. Eppure Gesù, mosso a compassione, lo tocca e lo guarisce. Tuttavia, l’uomo non obbedisce al comando del Signore e diffonde la notizia, dimostrando come sia facile ricevere una grazia senza rispondere con l’obbedienza. Anche noi, spesso, ringraziamo Dio con le parole ma Lo contraddiciamo con le azioni.
Alla fine, il rischio più grande è quello di vivere una fede comoda, centrata su noi stessi, invece che su Cristo. Un giorno potremmo renderci conto di quante occasioni abbiamo sprecato per amare di più, per essere più fedeli, per vivere davvero il Vangelo. Siamo chiamati a diventare sempre più cristocentrici, a dare a Dio il posto che Gli spetta nel nostro cuore, imparando a temerLo con un timore santo che è rispetto, adorazione e amore filiale. Egli è il Signore dell’universo, ma anche il Padre misericordioso che non smette mai di amarci.
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