Martedì dopo l’Epifania – A

Published on 5 January 2026 at 13:00

Nelle letture di oggi siamo condotti al cuore stesso della vita cristiana: il comandamento più grande e fondamentale, quello dell’amore. Amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente, e amare il prossimo come noi stessi. San Giovanni, nella prima lettura, ci offre una chiave decisiva quando afferma: «Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio; chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio» (1 Gv 4,7). Da queste parole comprendiamo subito che l’amore, nella visione cristiana, non è anzitutto un’emozione, un sentimento passeggero o una semplice attrazione, ma un atto della volontà. Amare significa scegliere il bene dell’altro, metterlo in pratica concretamente, anche quando questo richiede fatica, sacrificio e dono del proprio tempo.

San Tommaso d’Aquino lo esprime con grande chiarezza quando afferma che amare significa volere il bene dell’altro. Questo ci aiuta a capire perché l’amore cristiano è radicato nella volontà più che nelle emozioni. I sentimenti possono accompagnare l’amore, talvolta in modo consolante, altre volte no, ma non sono il suo fondamento. Il vero amore resta una decisione libera e responsabile, spesso vissuta nel silenzio, nella pazienza e nella perseveranza. Santa Teresa d’Avila ci ricorda che non è tanto importante pensare molto, quanto amare molto, e ci invita a scegliere ciò che ci conduce maggiormente all’amore: la preghiera, il sacrificio, la pazienza verso gli altri, specialmente verso coloro che ci feriscono o ci ostacolano.

Gesù porta questo insegnamento fino a una radicalità sconvolgente, chiedendoci di amare persino i nemici. «Se amate solo quelli che vi amano, che merito ne avete?» (cfr. Mt 5,46). Egli ci invita invece a pregare per coloro che ci perseguitano e a fare il bene anche a chi ci odia (Mt 5,44). Questo rivela quanto l’amore evangelico non sia istintivo, ma frutto di una volontà trasformata dalla grazia. Siamo tutti in cammino, tutti chiamati a crescere, a lasciarci convertire sempre di più.

Per san Francesco d’Assisi, l’amore era una scelta di umiltà, una decisione di “scendere”, di farsi piccoli. Non a caso volle che i suoi frati fossero chiamati Minori, perché scegliessero gli ultimi posti. Come proclama Maria nel Magnificat, «Dio innalza gli umili e abbassa i superbi» (Lc 1,52). Amare, per Francesco, non era sentimentalismo, ma conformarsi a Cristo povero e crocifisso. San Bonaventura afferma che l’anima entra in Dio non tanto attraverso la comprensione intellettuale, quanto attraverso l’amore. E sant’Antonio ci ricorda che le azioni parlano più forte delle parole: l’amore vero si manifesta in una vita coerente, pura di cuore e docile allo Spirito Santo, giorno dopo giorno.

Nel Vangelo di oggi vediamo il cuore stesso di Gesù. «Vedendo la folla, ne ebbe compassione, perché erano come pecore senza pastore» (Mc 6,34). Egli non si limita a insegnare, ma si prende cura anche dei bisogni concreti delle persone. Quando i discepoli propongono di mandare via la folla, Gesù li provoca: «Date voi stessi loro da mangiare» (Mc 6,37). E ciò che sembra insufficiente — pochi pani e pochi pesci — nelle mani di Dio diventa sovrabbondanza (cfr. Mc 6,38–44). Questo ci insegna che, anche quando il nostro amore ci sembra piccolo o inadeguato, Dio lo accoglie e lo moltiplica, purché sia offerto con sincerità.

Chiediamo oggi al Signore di donarci il Suo Spirito di carità, di misericordia e di compassione, soprattutto verso coloro che facciamo fatica ad amare. Spesso è proprio attraverso queste persone che Dio ci purifica e ci prepara alla comunione eterna del cielo. Affidiamoci all’intercessione di Maria, Madre dell’Amore, perché Dio, che è Amore, regni nelle nostre case e nei nostri cuori, oggi e sempre.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.


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