In questa festa della Presentazione del Signore contempliamo il mistero di un Dio che entra nel suo Tempio non per essere ammirato, ma per essere accolto. Gesù, ancora bambino, viene portato al Tempio da Maria e Giuseppe per il rito della purificazione, pur non avendone alcun bisogno. In questo gesto si manifesta l’umiltà del Figlio di Dio e l’obbedienza perfetta della Santa Famiglia, un’obbedienza che compiace profondamente il Padre. Colui che non ha bisogno di purificazione si sottomette alla Legge, anticipando già da bambino quella via di abbassamento e di amore che caratterizzerà tutta la sua vita.
Nel Tempio incontriamo Simeone e Anna, due cuori che sanno attendere. Essi riconoscono nel bambino la salvezza tanto desiderata, lo prendono tra le braccia, lo accolgono con gioia e profezia. Altri, invece, rimangono indifferenti, distratti, presi dalla routine quotidiana. In questo incontro il Bambino non giudica con parole, ma con la sua sola presenza: egli è luce che rivela, fuoco che purifica, pace per chi lo accoglie e segno di contraddizione per chi resiste. Come dice Simeone, questo bambino è posto perché siano svelati i pensieri di molti cuori (cfr. Lc 2,34–35).
La Presentazione anticipa anche il grande tema della purificazione del Tempio. Come annuncia il profeta Ezechiele, il Signore che aveva lasciato il Tempio a causa della corruzione del popolo, ritorna dall’oriente per restaurarlo e santificarlo. Questo si compirà pienamente nella Pasqua di Gesù, ma già qui ne vediamo un segno. Oggi il Signore non dimora più in un Tempio di pietra, ma vuole abitare nei nostri cuori. Per intercessione della Vergine Maria, chiediamo che egli purifichi la nostra mente e il nostro cuore, perché diventiamo un Tempio degno dello Spirito Santo e una dimora adatta al Re dell’universo.
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