Mercoledì della XXIX Settimana del Tempo Ordinario – Anno A

Published on 20 October 2026 at 13:00

Cari fratelli e sorelle in Cristo, pace a voi. Le letture di oggi ci ricordano una verità fondamentale: quanto più grande è la grazia che riceviamo da Dio, tanto più grande è la nostra responsabilità.

Nella lettera agli Efesini, san Paolo parla del mistero ora rivelato: anche i pagani sono chiamati a partecipare, in Cristo, alla medesima promessa. Paolo riconosce di aver ricevuto una missione a beneficio degli altri: “Avete sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore” (Efesini 3,2). La grazia non è un possesso privato. La fede, la vocazione, i talenti e la conoscenza sono doni da condividere per la salvezza dei fratelli.

Nel Vangelo Gesù invita alla vigilanza e contrappone l’amministratore fedele a quello che abusa dell’autorità. La sua parola è esigente: “A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più” (Luca 12,48). Dio guarda non soltanto ciò che abbiamo compiuto, ma la fedeltà con cui abbiamo impiegato i doni ricevuti. Questo vale in modo particolare per chi esercita una responsabilità nella vita religiosa: siamo chiamati a servire, non a essere serviti.

Nella diciannovesima Ammonizione san Francesco insegna che il servo di Dio non deve considerarsi migliore quando è lodato rispetto a quando è disprezzato. La nostra dignità non dipende dalla carica, dall’approvazione o dal riconoscimento degli uomini, ma dall’umile fedeltà al Signore. Anche san Bonaventura, nell’Itinerario della mente in Dio, ci ricorda che la sapienza spirituale è grazia che trasforma il cuore: chi comprende davvero i doni di Dio diventa più umile.

Paolo ricevette la grazia di annunciare Cristo; l’amministratore del Vangelo ricevette la cura della casa del padrone. Entrambi avevano ricevuto qualcosa che apparteneva a un altro. La domanda decisiva non è soltanto: che cosa mi ha dato Dio? Ma: che cosa ho fatto per gli altri con ciò che Dio mi ha affidato?

Guardiamo infine alla Beata Vergine Maria. Ella accolse tra le sue braccia il Creatore dell’universo, lo nutrì e lo crebbe, non per trattenerlo per sé, ma per donarlo al mondo. Anche noi, quando riceviamo Gesù nell’Eucaristia, riceviamo il dono più grande: non soltanto una benedizione, ma Dio stesso. Egli dimora nel nostro cuore, nella nostra mente e nella nostra anima, affinché possiamo condividerlo con gli altri. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Andate in pace. Rendiamo grazie a Dio.


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