Nelle letture di oggi vediamo come Dio desideri anzitutto restaurare il suo popolo. Ascoltiamo il contrasto tra i falsi pastori e i veri pastori, comprendiamo che la conversione del cuore è più importante del successo esteriore e che l'autorità di Dio deve sempre prevalere sulla semplice autosufficienza umana.
Nella prima lettura il profeta Osea predica negli ultimi decenni del regno del Nord, un periodo segnato da prosperità materiale ma da una profonda decadenza spirituale. Il popolo aveva abbandonato il culto esclusivo del Signore, mescolando la fede dell'Alleanza con il culto di Baal. Osea paragona Israele ad una vite rigogliosa che produce molto frutto, ma invece di offrirlo a Dio lo utilizza per costruire altari agli idoli. Per questo invita il popolo ad una vera conversione: «Seminate per voi secondo giustizia, raccogliete secondo bontà; dissodate per voi un campo nuovo.» (Osea 10,12) Dio desidera cuori trasformati più che semplici pratiche esteriori.
Nel Vangelo Gesù ha ormai raggiunto un momento decisivo del suo ministero. Dopo aver predicato, guarito gli infermi, purificato i lebbrosi e scacciato i demòni, chiama i Dodici Apostoli, dona loro la sua stessa autorità e li invia a continuare la sua missione. Possiamo immaginare la gioia delle persone guarite e lo stupore delle folle quando gli Apostoli spiegavano che quel potere non proveniva da loro, ma da Gesù stesso. Per questo migliaia di persone accorrevano a Lui.
Fratelli e sorelle, questo è il Dio che serviamo. Un Dio che troppo spesso viene sostituito da realtà materiali e immateriali, invece di essere amato, ringraziato e adorato. Impegniamoci a dare a Dio ciò che è di Dio, vivendo una vita di verità, di virtù, di bontà e di santità, affinché un giorno possiamo unirci agli Apostoli nella gioia eterna del Cielo e contemplare per sempre l'amore e la misericordia di Dio.
Nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen +
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