Negli ultimi giorni abbiamo riflettuto sulla vicenda di Acab, di Gezabele e della vigna di Nabot. Dopo il peccato commesso, Acab si umilia, indossa il sacco e fa penitenza, e Dio guarda con misericordia a questo gesto di conversione.
Nella prima lettura di oggi assistiamo al culmine del ministero del profeta Elia, che viene assunto in cielo su un carro di fuoco. Con lui c’è Eliseo, il suo discepolo e successore. Mentre cinquanta profeti osservano da lontano, Elia ed Eliseo attraversano il Giordano. È significativo che uno dei momenti più grandi della vita di Elia avvenga lontano dagli applausi e dal riconoscimento pubblico.
Gesù nel Vangelo insegna la stessa cosa quando dice di pregare nel segreto della propria stanza. Le opere più profonde di Dio avvengono spesso nel silenzio del cuore. Eliseo non chiede potere, ricchezza o prestigio, ma domanda una doppia porzione dello spirito di Elia. Egli desidera Dio stesso e non i vantaggi che possono derivare dal servizio di Dio.
La vita spirituale non consiste anzitutto in doveri, ma nella consapevolezza di essere figli e figlie di Dio. Seguendo l’esempio di Elia ed Eliseo, siamo chiamati a diventare strumenti docili nelle mani del Signore. Se ci affidiamo a Lui con umiltà e fiducia, Dio continuerà a compiere nella nostra vita e attraverso la nostra vita molte meraviglie, spesso più grandi di quanto riusciamo a vedere.
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