I santi martiri celebrati oggi, Marcellino e Pietro, furono tra i più amati martiri della Chiesa romana antica. Marcellino era un semplice sacerdote e Pietro un esorcista nella Chiesa di Roma durante la terribile persecuzione dell’imperatore Diocleziano intorno all’anno 304. Non erano vescovi famosi né grandi teologi, eppure la Chiesa li ha sempre ricordati con enorme affetto. Tanto erano venerati che l’imperatore Costantino fece costruire una basilica sopra la loro tomba lungo la Via Labicana, vicino alle catacombe dove furono sepolti.
Una tradizione molto antica, riportata da Papa Damaso, racconta che furono condotti segretamente in una foresta nascosta affinché i cristiani non trovassero mai i loro corpi. I due martiri però compresero ciò che stava accadendo e, senza ribellarsi, si tolsero i mantelli e iniziarono a scavare la propria tomba con le loro mani, incoraggiandosi a vicenda nella fede. Furono poi decapitati, e una donna cristiana di nome Lucilla recuperò successivamente i loro corpi per dare loro degna sepoltura. Colpisce soprattutto la loro serenità: morirono non nel panico o nella rabbia, ma in una pace profonda e in piena unione con Cristo.
Nella prima lettura, San Paolo descrive i ministri di Dio come uomini che sopportano “afflizioni, necessità, angustie, percosse e prigionie” (2 Corinzi 6,4-5). Questo descrive perfettamente la vita di questi due martiri. Ma poi aggiunge qualcosa di meraviglioso: “come afflitti, ma sempre lieti; come poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possiede tutto” (2 Corinzi 6,10). Esteriormente persero tutto, persino la vita, ma spiritualmente possedevano ogni cosa perché possedevano Cristo.
Nel Vangelo, Gesù prega il Padre dicendo: “Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno” (Giovanni 17,15). Il Signore non promette ai suoi discepoli una vita senza sofferenza, ma la grazia di rimanere fedeli nella sofferenza. I santi Marcellino e Pietro vissero perfettamente questa preghiera di Cristo. Camminarono verso la morte con pace e persino con gioia, sapendo che il martirio non era una sconfitta, ma l’unione eterna con Cristo crocifisso e risorto.
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