Miei cari fratelli e sorelle in Cristo, pace a voi, e una buona XXVII Domenica del Tempo Ordinario a voi e alle vostre famiglie. L'immagine che unisce le tre letture di oggi è la vigna: qualcosa che Dio ha piantato, protetto e coltivato con cura e dalla quale, giustamente, si aspetta dei frutti. La domanda che attraversa tutte le letture è molto semplice: quali frutti sta trovando Dio nella vita che mi ha affidato?
Nella prima lettura, il profeta Isaia presenta il Signore che domanda: “Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi?” (Isaia 5,4).
È quasi il grido di un amore deluso. Dio ha dato tutto al Suo popolo, ma cercava giustizia e rettitudine. Una religione che non trasforma il modo in cui trattiamo gli altri non produce il frutto che Dio desidera.
San Paolo ci mostra come questo frutto cominci nel cuore: “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti” (Filippesi 4,6). Quando affidiamo veramente tutto a Dio, nasce quella pace che non dipende dal nostro controllo sulle circostanze.
E poi San Paolo ci dice dove deve dimorare la nostra mente: “Quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri” (Filippesi 4,8).
Nel Vangelo Gesù riprende l'immagine della vigna, ma introduce un altro problema. I vignaioli dimenticano che la vigna non appartiene a loro. Sono soltanto coloro ai quali è stata affidata. E infine il padrone “mandò loro il proprio figlio dicendo: ‘Avranno rispetto per mio figlio!’” (Matteo 21,37).
Anche noi dobbiamo ricordare che tutto ci è stato affidato: le nostre capacità, il nostro tempo, il nostro ministero, le persone poste sotto la nostra cura, la nostra stessa vita. Tutto appartiene a Dio.
San Francesco comprese profondamente questa verità quando volle che i suoi frati vivessero “senza nulla di proprio.” E nell'Ammonizione diciottesima scrive: “Beato il servo che restituisce tutti i suoi beni al Signore Dio.”
Miei cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore la grazia di vivere in modo tale da produrre frutti abbondanti per la gloria del Suo nome.
Dio vi benedica e vi fortifichi.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
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