Miei cari fratelli e sorelle in Cristo, in questa XXV Domenica del Tempo Ordinario, il Signore vi conceda la pace. Ogni volta che ci riuniamo per celebrare la Parola di Dio, siamo invitati a ricordare che tutto è dono. Le letture di oggi ci chiedono soprattutto di accettare che Dio non pensa come noi e che la sua misericordia supera i nostri calcoli.
Il profeta Isaia proclama: «Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino... ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona» (Isaia 55,6-7). La generosità di Dio appare soprattutto nella sua misericordia. Il peccatore che ritorna scopre un Dio generoso nel perdonare.
E il Signore continua: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie» (Isaia 55,8). Questo è fondamentale per comprendere il Vangelo di oggi. La giustizia di Dio non è inferiore alla nostra: è infinitamente più grande, ma è una giustizia permeata da una generosità che supera i nostri calcoli.
San Paolo ci mostra la libertà di chi ha messo Cristo veramente al centro: «Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno» (Filippesi 1,21). Quando Cristo diventa il centro, la vita non viene più misurata principalmente da ciò che possiedo, ricevo o penso di meritare. Cambiano le mie preoccupazioni e cambia persino la sorgente della mia gioia.
Nel Vangelo Gesù racconta la parabola del padrone che esce continuamente a cercare operai per la sua vigna: all'alba, alle nove, a mezzogiorno, alle tre e persino alle cinque. Dio non si stanca di chiamare. Anche molto tardi nella giornata, nessuno è escluso dalla sua chiamata.
Alla sera, però, quelli che hanno lavorato fin dall'inizio vedono che gli ultimi ricevono la stessa paga e cominciano a lamentarsi. E qui appare il vero pericolo spirituale: non sono più grati per ciò che hanno ricevuto perché un altro ha ricevuto la stessa generosità. Il confronto trasforma una benedizione in risentimento.
Dobbiamo allora guardare a tutto il bene che il Signore ci ha già donato e smettere di confrontarci continuamente con gli altri. Se, per grazia e misericordia di Dio, arriveremo in cielo, potremmo davvero chiedere qualcosa di più?
E se Dio concede la stessa grazia a qualcuno che si pente sul letto di morte, mentre noi abbiamo trascorso la vita lavorando nella sua vigna, in cielo non saremo gelosi. Gioiremo, perché la mentalità del cielo non è quella della terra.
Cominciamo dunque già adesso a pensare come cittadini del cielo, perché siamo pellegrini in questo mondo.
Maria, Regina del Cielo e Stella del Mare, ci guidi verso casa.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Buona domenica.
Dio vi ami.
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