Miei cari fratelli e sorelle in Cristo, pace a voi. Oggi celebriamo la memoria di Sant'Ignazio di Antiochia, uno dei primi vescovi della Chiesa, Padre apostolico e martire. Legato dalla tradizione all'apostolo Giovanni, fu arrestato durante il regno dell'imperatore Traiano e condotto a Roma, dove subì il martirio intorno all'anno 107. Durante il viaggio scrisse sette lettere alle comunità cristiane, incoraggiandole all'unità, alla fedeltà a Cristo e alla perseveranza nelle persecuzioni. Nelle sue lettere troviamo anche una delle prime testimonianze dell'espressione “Chiesa cattolica”. Ignazio comprese il martirio come l'offerta definitiva della propria vita a Cristo.
Nella prima lettura San Paolo afferma: “La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo” (Filippesi 3,20). La nostra vera patria non è questo mondo. Gesù stesso ci promette: “Vado a prepararvi un posto” (Giovanni 14,2). Viviamo nel presente, cercando di amare e servire generosamente, ma ricordando sempre che siamo pellegrini in cammino verso il cielo. Sant'Ignazio, pur affrontando una morte terribile, viveva nella speranza della comunione eterna con Cristo.
Nel Vangelo Gesù dichiara: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Giovanni 12,24). Ecco il paradosso della vita cristiana: la vita porta frutto quando viene donata. Sant'Ignazio comprese questa verità e, scrivendo ai cristiani di Roma, disse: “Io sono frumento di Dio e sarò macinato dai denti delle fiere per diventare pane puro di Cristo” (Lettera ai Romani, 4,1). Il suo desiderio non era la morte in sé, ma la piena unione con Gesù. Ancora oggi, dopo quasi duemila anni, il suo sacrificio continua a portare frutto nella Chiesa.
San Francesco, nella Lettera a tutto l'Ordine, ci esorta: “Nulla dunque di voi trattenete per voi, affinché totalmente vi accolga Colui che totalmente a voi si offre” (29). Anche noi siamo chiamati a vivere questo spirito di donazione. Forse non dovremo mai versare il nostro sangue per Cristo, ma possiamo morire ogni giorno al nostro orgoglio, all'egoismo, al risentimento e alla volontà di avere sempre ragione. Ogni atto di umiltà, perdono, obbedienza e carità può diventare un'offerta feconda per il Regno di Dio.
Miei cari fratelli e sorelle, la domanda non è soltanto che cosa siamo disposti a fare per Cristo, ma a che cosa siamo disposti a rinunciare affinché Egli possa portare maggior frutto attraverso di noi. Per intercessione di Sant'Ignazio e della Regina di tutti i martiri, il Signore vi benedica con coraggio, sapienza e fortezza.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Andate in pace.
Add comment
Comments