Nella prima lettura di oggi, tratta dal Libro delle Lamentazioni, ci troviamo davanti al grido di un popolo distrutto dopo la caduta di Gerusalemme e l'incendio del Tempio. L'autore riconosce che questa tragedia non è stata soltanto la conseguenza della forza dell'esercito babilonese, ma soprattutto dell'infedeltà del popolo all'alleanza con Dio. Eppure, in mezzo a tanto dolore, risuona un invito pieno di speranza: «Effondi come acqua il tuo cuore davanti al Signore». Il pentimento sincero rimane sempre la porta della speranza.
Nel Vangelo, dopo il Discorso della Montagna, Gesù conferma con i miracoli l'autorità delle sue parole. Guarisce il servo del centurione, un pagano, la suocera di Pietro e molti altri malati. Davanti alla fede del centurione, Gesù esclama: «In nessuno in Israele ho trovato una fede così grande». Matteo ci mostra così che la salvezza è destinata a tutti i popoli.
La prima lettura pone una domanda: «Chi potrà guarirti?». Il Vangelo ci offre la risposta: Gesù può guarirci. Egli desidera sanare le nostre ferite interiori, psicologiche, spirituali e anche fisiche. Se continuiamo a portare dentro di noi il peso delle nostre ferite senza affidarle a Lui, rischiamo di chiuderci nel rancore, nell'orgoglio e nell'indifferenza, allontanandoci sempre di più da Dio.
Per questo cerchiamo il Signore nel tabernacolo. Lui è sempre presente. Non è necessario trovare parole perfette: basta stare con Lui, anche in silenzio. Come due sposi che siedono insieme senza parlare e si comunicano amore con la sola presenza, così anche noi, sostando davanti al Santissimo Sacramento, permettiamo a Cristo di guarire il nostro cuore. Lui solo può sanare veramente le nostre ferite.
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