Oggi celebriamo la memoria di San Giustino Martire, uno dei più grandi testimoni della fede dei primi secoli della Chiesa. Nato intorno all’anno 100 d.C., così vicino al tempo degli Apostoli, cercò la verità attraverso diverse scuole filosofiche prima di scoprire che il cristianesimo era la vera filosofia. Per questo continuò persino a portare il mantello del filosofo anche dopo la conversione. I suoi scritti sono preziosissimi, specialmente perché ci lasciano una delle prime descrizioni della liturgia eucaristica e della fede della Chiesa nella reale presenza del Signore nell’Eucaristia.
Il titolo “Martire” divenne quasi parte del suo nome stesso, perché la sua testimonianza e il suo sacrificio rimasero impressi nella memoria della Chiesa in modo straordinario. Durante il processo dichiarò con coraggio: “Nessuno che ragiona rettamente passa dal vero culto al falso culto.” Poi lui e i suoi compagni furono flagellati e decapitati per aver rifiutato di sacrificare agli dèi pagani.
Nella prima lettura, San Pietro ci ricorda che la santità non viene da noi stessi, ma da Dio: “La sua potenza divina ci ha donato tutto quello che riguarda la vita e la pietà” (2 Pietro 1,3). E aggiunge che dobbiamo crescere continuamente nella fede, nella virtù, nella conoscenza e nel dominio di sé. San Giustino visse concretamente questo cammino: la sua ricerca intellettuale lo condusse alla verità, alla santità e infine al martirio.
Nel Vangelo, Gesù racconta la parabola dei vignaioli omicidi, che rifiutano i servi del padrone e infine uccidono il figlio amato. Così il Signore annuncia il proprio rifiuto e la propria morte, ma anche la vittoria della Croce: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo” (Marco 12,10). Come Cristo, anche San Giustino fu rifiutato dal mondo, ma divenne un potente testimone della verità, della bontà e dell’amore di Dio.
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