Le letture di oggi ci pongono davanti alla differenza tra misericordia e indifferenza. San Paolo rifiuta di fingere che il peccato grave non abbia importanza, perché il peccato danneggia la persona e può corrompere la comunità. Nel Vangelo, Gesù rifiuta l'altro estremo: osservare le regole in modo così rigido da dimenticare la persona che ha bisogno di misericordia.
San Paolo scrive ai Corinzi che nella loro comunità esiste una grave situazione di immoralità e domanda: «Non dovreste piuttosto esserne afflitti?» (1 Corinzi 5,2). Paolo non reagisce con pettegolezzo o superiorità, ma con dolore. Quando vediamo qualcuno danneggiarsi spiritualmente, la nostra prima reazione dovrebbe essere la preoccupazione per la sua salvezza.
Persino la severa disciplina indicata da Paolo ha uno scopo preciso: «perché il suo spirito possa essere salvato nel giorno del Signore» (1 Corinzi 5,5). La disciplina cristiana non deve essere vendicativa, ma medicinale. Il suo scopo è sempre la conversione e la salvezza.
Nel Vangelo, Gesù incontra nella sinagoga un uomo con la mano paralizzata. Gli scribi e i farisei osservano Gesù per vedere se lo guarirà di sabato. Davanti a loro c'è un uomo che soffre, ma essi vedono soprattutto un'occasione per accusare Gesù.
Cristo allora domanda: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?» (Luca 6,9). La legge di Dio non è mai separata dal bene della persona. Gesù rifiuta una religione che conosce perfettamente la regola, ma dimentica l'uomo che ha davanti.
Anche nella Chiesa dobbiamo custodire la verità senza usarla come un'arma. Quando incontriamo persone che vivono situazioni irregolari ma desiderano avvicinarsi pienamente ai sacramenti, dobbiamo accompagnarle con verità, pazienza e misericordia.
San Francesco esprime magnificamente questo equilibrio nella Lettera a un Ministro: nessun fratello, per quanto abbia peccato, dovrebbe guardare negli occhi del suo fratello e andarsene senza aver trovato misericordia.
Francesco non dice che il peccato non conta. Dice che il peccatore non deve mai pensare: “Per me non c'è più misericordia.”
Ecco dunque l'insegnamento di oggi: non ignorare il peccato, ma non dimenticare mai la persona. Dire la verità, ma dirla con misericordia. Correggere, ma sempre con il desiderio che il fratello ritorni pienamente a Dio.
Chiediamo al Signore la grazia di aiutare i nostri fratelli e sorelle a camminare verso la verità e la rettitudine morale attraverso l'amore e la misericordia.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Add comment
Comments