Miei cari fratelli e sorelle in Cristo, nelle letture di oggi scopriamo che l’amore, nato in noi dalla grazia e dalla misericordia di Dio, deve continuare a crescere e trasformarsi in gesti concreti di carità. Non bastano le buone intenzioni: la presenza del Signore ci spinge ogni giorno a fare il bene. San Paolo ringrazia i Filippesi per la loro collaborazione nella diffusione del Vangelo. Anche noi siamo collaboratori degli apostoli: il Signore mette persone sul nostro cammino affinché possiamo condividere ciò che ha compiuto per tutti e, in particolare, nella nostra vita. Paolo prega: “E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento” (Filippesi 1,9). Fra tante distrazioni, dobbiamo riconoscere ciò che conta davvero: il nostro amore per Dio e per il prossimo.
Nel Vangelo Gesù, ospite di un fariseo durante il sabato, incontra un uomo malato di idropisia. Domanda: “È lecito o no guarire di sabato?” (Luca 14,3). Davanti al silenzio dei presenti, lo guarisce. Gesù ci mostra quanto sia pericoloso separare l’osservanza religiosa dalla compassione. Come insegna San Giacomo, la fede senza le opere è morta (Giacomo 2,26). Il vero discernimento spirituale riconosce la dignità e la sofferenza delle persone, senza nascondersi dietro interpretazioni rigide della legge. Anche San Giuseppe, davanti alla gravidanza di Maria, scelse una via di misericordia, decidendo di ripudiarla in segreto; proprio allora il Signore lo guidò attraverso un angelo.
San Francesco racconta nel suo Testamento: “Mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia”. Dio gli diede la grazia di affrontare le sue paure e di trasformare il suo cuore. La sua conversione non fu soltanto un cambiamento di pratiche religiose: imparò a vedere le persone diversamente perché aveva imparato ad amare diversamente. Anche noi dobbiamo comprendere che lo spirito della legge ci conduce alla carità. Il sabato è stato dato per il riposo: guarire chi soffre significa restituirgli proprio quel riposo. Miei cari fratelli e sorelle, la domanda decisiva non è soltanto se stiamo diventando più religiosi o più devoti, ma se stiamo diventando più capaci di amare. Amen.
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