Miei cari fratelli e sorelle in Cristo, pace a voi. Spero davvero che stiate trascorrendo una bella giornata e che vi siate già resi conto di quanto siete benedetti. Ogni giorno Dio ci manda tanti segni del Suo affetto, e persino le difficoltà hanno un posto in quel viaggio che chiamiamo vita, in questo pellegrinaggio terreno che ci conduce verso il cielo. Nelle letture di oggi entriamo profondamente nella pace che dovremmo possedere nel cuore, sapendo che c'è un tempo per ogni cosa sotto il sole.
La prima lettura si apre con queste parole: “Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C'è un tempo per nascere e un tempo per morire” (Qoelet 3,1-2).
Questo si manifesta in modo particolare nella vita di Gesù. San Paolo ci ricorda che “quando venne la pienezza del tempo”, Dio mandò Suo Figlio, nato da donna (Galati 4,4).
E al momento stabilito Cristo avrebbe dato la Sua vita. Gesù stesso dice: “Nessuno me la toglie: io la do da me stesso” (Giovanni 10,18).
Quando diciamo che c'è un tempo per morire, dobbiamo comprenderlo alla luce della provvidenza di Dio. Dio è eterno e conosce tutta la nostra vita: il nostro concepimento, le nostre libere decisioni e anche il momento della nostra morte. Nulla della nostra esistenza è fuori dalla Sua conoscenza e dalla Sua provvidenza.
Il Salmo 139 esprime questa realtà meravigliosa: “Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno” (Salmo 139,16).
Quante volte accadono nella nostra vita delle cose che sembrano ricordarci che Dio ci accompagna! Incontriamo proprio quella persona alla quale avevamo pensato. Leggiamo qualcosa e poco dopo incontriamo nuovamente quella stessa parola o quel medesimo pensiero. Tutto questo può aiutarci a ricordare che la nostra vita rimane nelle mani della provvidenza di Dio.
Qoelet ci ricorda anche che alla morte “la polvere ritorni alla terra, com'era prima, e lo spirito torni a Dio che lo ha dato” (Qoelet 12,7).
E nel Vangelo Gesù dice apertamente che “il Figlio dell'uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno” (Luca 9,22).
Tutto rimane nelle mani di Dio.
Per questo, quando preghiamo, impariamo anche ad ascoltare. Non dobbiamo soltanto parlare al Signore. Dobbiamo permettere a Lui di parlare a noi: attraverso la Sua Parola, attraverso una buona lettura spirituale e attraverso il silenzio, soprattutto davanti al Santissimo Sacramento.
Più impariamo ad ascoltare, più impariamo a fidarci della Sua divina provvidenza.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Andate in pace, ringraziando e lodando il Signore. Amen.
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