Le letture di oggi ci presentano uno dei momenti più drammatici della storia d'Israele. Dopo secoli di richiami attraverso i profeti, il popolo continuò a rifiutare Dio, preferendo gli idoli e le alleanze umane alla fedeltà al Signore. Gerusalemme fu assediata, il Tempio venne distrutto e il popolo deportato in esilio. Eppure, anche in mezzo al giudizio, Dio non ruppe mai la sua alleanza: l'esilio sarebbe diventato un tempo di purificazione e di futura restaurazione.
Nel Vangelo, subito dopo il Discorso della Montagna, Gesù manifesta con i fatti l'autorità delle sue parole. Egli tocca un lebbroso, rendendolo puro senza contrarre alcuna impurità. Lo invita poi a presentarsi al sacerdote, non perché il sacerdote lo guarisca, ma perché la Legge richiedeva la verifica ufficiale della guarigione. Così Gesù manifesta sia la sua autorità divina sia il pieno compimento della Legge.
Queste letture ci ricordano che il peccato distrugge sempre. La rovina di Gerusalemme non arrivò improvvisamente, ma fu il risultato di secoli di compromessi e di rifiuto della voce di Dio. Tuttavia, il Signore non dimentica mai la misericordia. Anche quando tutto sembra perduto, Egli conserva sempre un piccolo resto dal quale far rifiorire la speranza. A volte deve permettere che veniamo spezzati per poterci ricostruire più saldamente.
Il lebbroso ci insegna anche come pregare: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi.» Non pretende, non impone la propria volontà, ma si affida completamente a Cristo. E Gesù risponde con parole meravigliose: «Lo voglio.» Ogni volta che ci pentiamo sinceramente, il Signore continua a dirci: «Io voglio. Ti perdono. Ti purifico. Ti rialzo.» Chiediamoci allora quali avvertimenti il Signore ci sta rivolgendo oggi, affinché non diventiamo schiavi del peccato e delle sue tante forme, ma ci lasciamo guarire e liberare da Colui che è venuto a salvarci.
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